

SHADRACH NELLA FORNACE
Idea: 2/5 Trama: 3/5 Stile: 3/5
Titolo Originale: SHADRACH IN THE FURNACE
Autore: Robert Silverberg
Anno: 1976
Genere: FS Sociologica
Edizione: Mondadori – Urania Collezione n.95
Commento:
2012: La Terra è unificata sotto il dominio di Gengis II Mao IV, presidente del Comitato Rivoluzionario Permanente. Il mongolo ha riportato l'ordine dopo gli anni di tumulti e guerre seguiti alla terribile eruzione del vulcano Cotopaxi del 1991 e culminati nella terribile guerra batteriologica che ha causato la mutazione letale del DNA umano nota come degenerazione organica, responsabile della morte di miliardi di esseri umani.
Il protagonista del romanzo è Shadrach Mordecai, il medico personale del nuovo Khan. Egli ha vissuto per anni nell'atmosfera dorata di Ulan Bator dove i pochi privilegiati del ceto dominante hanno accesso all'antidoto contro la malattia mortale che imperversa nel mondo. Solo quando anche la sua vita sarà messa in pericolo, la coscienza di Mordecai si risveglia, riuscendo ad ottenere con una insperata salvezza anche una promessa per l'umanità.
Discreto romanzo, che accusa qualche pausa di troppo nella parte centrale dell'opera arricchita forse inutilmente da scene di contorno eccessivamente pesanti.
Trama (attenzione spoiler!):
Shadrach Mordecai è il medico personale di Gengis II Mao IV e vive, accanto al dittatore del mondo, presso la grande Torre di Ulan Bator. Nel suo corpo sono stati innestati numerosi sensori che lo aggiornano in tempo reale, come un sesto senso, sui minimi particolari dello stato di salute del Khan.
Mordecai è anche il referente per i tre progetti che sono portati avanti in parallelo allo scopo di conferire l'immortalità al Khan. Il Progetto Fenice mira alla possibilità di rigenerare dall'interno i tessuti, ma è ad un punto morto per quanto riguarda il cervello; il progetto Talos mira invece a costruire un robot in cui inserire una digitalizzazione dei processi mentali del Khan per riprodurre il più fedelmente possibile la sua personalità; infine il progetto Avatar, guidato da Nikki, la ragazza di Mordecai, cerca di immettere la mente di Gengis Mao nel corpo di un altro essere umano. Il prescelto per il ruolo di cavia è Mangu, un giovane che pensa ingenuamente di essere il successore designato di Gengis, ma che è presentato al popolo soltanto per poi incarnare la mente del Khan.
Quando la responsabile del progetto Talos svela a Mangu il suo triste destino, questi preferisce suicidarsi, gettandosi dalla Torre. Le purghe che seguono all'evento su ordine di Gengis Mao, che non accetta altra ipotesi se non quella dell'attentato, turbano Mordecai. Ma la notizia che sconvolge il medico è un'altra, ed è quella di essere lui il prescelto come nuovo corpo per il Khan, in sostituzione di Mangu.
Bisognoso di pensare e di elaborare una strategia per sopravvivere, Mordecai parte per un lungo giro turistico presso diverse città del mondo. A Pechino, ultima meta del suo viaggio, capta la sofferenza del Khan, che accusa un problema di accumulo del liquido cerebrospinale che gli causa tremendi mal di testa. Mordecai capisce la grande occasione e, con l'operazione al Khan, fa installare anche un nuovo circuito nel suo corpo, che gli permette di controllare la valvola inserita in Gengis Mao per regolare il flusso del liquido cerebrospinale. In questo modo Mordecai si assicura la sopravvivenza, avendo in mano la vita del Khan, a cui strappa anche la promessa di estendere le ricerche per produrre maggiori quantitativi di vaccino contro la degenerazione organica, destinati non più solo all'elitè dominante.